Fabio Maiano, classe 1982, è uno chef Imperiese di cui siamo molto orgogliosi. Dopo aver lavorato in importanti cucine, come quelle dello chef Cesare Battisti al Ristorante Ratanà , ed in seguito ad esperienze internazionali, come quella al The Westin Mumbai Garden City, è ora alla guida di un ristorante storico imperiese: Ristorante Salvo Cacciatori. 

Chef Maiano è anche e soprattutto un amico, di vecchia data, che conosce la nostra storia e la passione che mettiamo nel nostro lavoro. Chi meglio di lui può insegnarci ad abbinare i nostri oli  e prodotti e suggerirci sfiziose ricette?

Conosciamolo meglio…leggete la nostra intervista!

Nome e Cognome Fabio Maiano

Dove e in quale anno sei nato? Imperia, 1982

Quando hai deciso che la cucina era la tua strada? Da piccolo quando mia mamma o mia nonna cucinavano a casa, cercavo sempre di sbirciare da dietro i fornelli. Forse però la vera consapevolezza è arrivata quando ho iniziato a cucinare per davvero.

La tua prima esperienza in cucina? Penso risalga al 2005. Un mio caro amico mi chiamò nel mese di Agosto perché era rimasto senza aiuto in cucina. Era un menù semplice e caratteristico, ma comunque ben fatto. Ricordo delle cozze alla marinara, come il primo piatto fatto da me in un ristorante.

L’esperienza in cucina che ti ha cambiato, che ha dato la svolta alla tua carriera? Sicuramente a Milano. Sicuramente ai fornelli del Ristorante Ratanà . Lì ho avuto la consapevolezza che forse prima aveva sempre un po’ improvvisato. La cucina deve intendersi un po’ come la recitazione: l’improvvisazione ci sta, ma solo dopo aver fatto proprie le basi della recitazione. Al Ratanà appresi le basi della cucina italiana e milanese per la precisione.

Quale tra gli Chef con cui hai lavorato definiresti il tuo “Maestro”? Non penso che esista un solo mentore nella vita di noi stessi. Forse però Cesare Battisti si avvicina molto a quella figura. Tante volte a Milano mi fece quasi da padre.

Tre aggettivi che ti vengono in mente se pensi alla cucina. Stancante, Confortante, Emozionante. Esattamente in questo preciso ordine. Senza la fatica delle ore in piedi a cucinare, non assapori in pieno il conforto di aver creato qualcosa di buono, che poi possa emozionare gli altri.

Tre canzoni che ami ascoltare quando prepari un piatto. Ancora tu di Lucio Battisti, Get lucky dei Daft Punk, No church in The wild di Jay Z

Tre ricordi che associ alla cucina. Un risotto cucinato a casa, all’età di sei anni con mio padre. L’esperienza da chef in India. Il primo risotto alla milanese cucinato al Ratanà

I tuoi tre piatti preferiti. Risotto alla milanese con Midollo. Il minestrone di mia mamma. Una buona zuppa di carne e verdure

Qual è fra i piatti che hai cucinato per noi il tuo preferito? Sono un portatore sano di amore per i risotti, poiché identificano una parte importante della nostra cultura culinaria. Spesso sono sottovalutati o eseguiti male. Il risotto con la robiola di roccaverano è sicuramente uno dei miei preferiti

Qual è fra i prodotti Olio Fresia che hai utilizzato quello che ti rappresenta di più? Beh direi senza dubbio l’Olio Extra Vergine di Oliva Cultivar Taggiasca (LINK). Nella sua semplicità e purezza è qualcosa di buonissimo. E senza quello, tante ricette della mia amata Liguria non avrebbero ragione d’esistere.

Cucini anche a casa? Se sì cosa non manca mai nel tuo frigorifero? A casa cucino pochissimo, ma siamo molto fedeli al puree di patate ( dio benedica il Bimby ) e alla tartare di carne

Tornassi indietro, sceglieresti di nuovo di diventare uno Chef? Sono molto fatalista. Se la vita mi ha messo di fronte a questa strada, è sicuramente perché qui posso esprimermi al meglio. Quindi si. Rifarei lo stesso sbaglio 🙂